Partenza tiepida, ma la qualità è salva

Anche l’uva da tavola sconta l’andamento climatico del mese di maggio, ma il lavoro dei produttori ha ridotto al minimo le ricadute negative sulla qualità. Ne abbiamo parlato con Giovanni Grasso, La Zagara, il quale ha fatto qualche riflessione sulle uve senza semi.

«La Sicilia ha fatto una bella stagione». Così ha esordito Giovanni Grasso, titolare di La Zagara, nota azienda siciliana con produzione anche in Puglia, specializzata nella commercializzazione di prodotti ortofrutticoli, tra cui uva da tavola, focalizzata soprattutto sull’export. La ragione di queste buone performance è semplice: nonostante una stagione climatica non eccellente, si sono create delle situazioni di vuoto sul mercato, probabilmente dovute a consegne ritardate da parte dell’Egitto e quindi, nonostante la partenza “tiepida”, i successivi ordini importanti hanno di fatto svuotato la Sicilia.

Diverso il discorso per la Puglia, la quale ha maggiormente risentito dell’andamento climatico del mese di maggio. Ma nulla, o quasi, è perso: «La Puglia inizia questa settimana ad avere un prodotto migliore dal punto di vista della maturazione: quest’anno la stagione parte in ritardo».

Di sicuro il tutto si tradurrà in una perdita produttiva importante: occorrerà fare i conti con una resa inferiore anche del 20-30 per cento in meno rispetto alla media. Ma ora le temperature calde ci sono e pertanto, almeno le uve tardive, sono salve. Inoltre, grazie al lavoro dei produttori che sono intervenuti tempestivamente con interventi agronomici mirati, la qualità della produzione può dirsi non compromessa. E pertanto, considerando gli ordini consistenti, il risultato è che la stagione è probabilmente destinata a finire prima, ma fortunatamente non è persa.

Ordini importanti provenienti anche da Paesi “inediti”: «L’uva Vittoria – ha spiegato Giovanni Grasso – è tradizionalmente molto apprezzata in Germania e nei Paesi dell’Est, ma quest’anno ci sono stati segnali anche dai Paesi del Nord, normalmente più focalizzati sulle uve senza semi».

 

Il segmento delle uve brevettate è quello che alletta maggiormente i grandi buyer. Le grandi catene sono concentrate su queste uve. Si tratta di un mercato se vogliamo più complicato, perché occorre fare i conti con Spagna, Grecia, Egitto. Dal mio punto di vista si corre il rischio di trasformare il mercato delle uve senza semi in un mercato di massa, di promozione, non premium: è in atto una bella lotta tra produttori, venditori e compratori/p>

Giovanni Grasso

Manager

In questo scenario, secondo Grasso, le uve tradizionali non rischiano, per lo meno non nel breve periodo: il mercato si auto-regola in base alla domanda e all’offerta e dunque all’andamento dei prezzi. A tal proposito, nonostante le vicissitudini climatiche di cui si è detto, a quanto riferito da Grasso, quest’anno l’uva Vittoria è in controtendenza: per via delle quantità in calo, il mercato di produzione si è irrigidito, alzando i prezzi.

E i consumi in Italia? Ancora presto per parlarne perché, come ha spiegato il produttore, si tratta di un mercato orientato verso una gradazione Brix più alta: «Mentre all’estero un’uva con 14-15 gradi Brix è già apprezzata, il consumatore italiano gradisce un’uva più dolce. L’Italia inizierà a consumare uva da questo momento in avanti».

Naturalmente anche l’Italia non è indenne dalla moda delle uve senza semi, “un mondo nuovo”, per usare le parole del produttore siciliano. Le uve brevettate incontrano infatti i gusti del consumatore, per via della croccantezza, della shelf life migliore, per via di una serie di caratteristiche intrinseche che fanno la differenza in termini di qualità e di gusto. «A mio avviso – ha chiosato Grasso – non è questione di fatturato o di dimensioni aziendali, gli aspetti che nei prossimi anni potrebbero fare la differenza sono la predisposizione dei produttori a innovare e a investire: il mercato sta cambiando».

Fonte: Myfruit